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Consapevolezza

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1 commento

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  1. Marco Bertoloni

    I due soggetti, incuranti l’uno dell’altro così come di se stessi, espletano la loro dinamicità nel semplice esserci.
    Il segno chiaro ed inequivocabile proveniente da entrambi caratterizza ed assimila le rispettive situazioni. Il non voler vedere di chi si copre gli occhi si avvicina tanto da somigliare quasi al più passivo non voler far vedere di chi lascia che sia un paio di impenetrabili occhiali scuri a compiere la funzione.
    Una volta dipanata la foschia derivante dal coinvolgimento o dall’abulia, che nei loro punti estremi spesso si confondono, ecco che si palesa lo sfondo, così ruvido e così idoneo a prendere parte all’esito finale.
    Già ! A quello sfondo ci si può agrappare, su quello sfondo ci si può adagiare.
    Anche se non a tutti importa, a tutti viene ugualmente offerta la possibilità di un appiglio, di un momento in più, di un pensiero in più. Nel rivestire questo suo ruolo, quello sfondo pure non può evitare una certa forma di sofferenza e dalle sue invisibili ferite fluisce l’essenza del suo prendere coscienza; di qualsiasi cosa possa trattarsi.
    Può essere parete oppure giaciglio e l’esito non è per nulla scontato, non lo è mai.
    Come sempre la staticità dell’opera non basta a non attribuire estrema dinamicità al lavoro. Bravo Walter

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