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Caccia nella foresta virtuale

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Caccia nella foresta virtuale
Tecnica mista su pannello di legno
cm 100×100

Mi tocca esordire con l’appellativo che meriti…il mio caro Maestro…!!!
Tu lo intitoli “Caccia nella foresta virtuale” ma questo lavoro si presta anche ad altre interpretazioni, poi ciascuno trova quella più consona alla filosofia del proprio essere e del momento in cui si rapporta all’opera.
La foresta virtuale è un ambito che porta in sè qualcosa di promordiale; l’uomo ha cambiato solo il modo di gestire determinati flussi sostanziali ma il risultato alla fine non cambia da milioni di anni.
La parola d’ordine da sempre e di sempre è una soltanto ma assume diverse connotazioni a seconda della quota alla quale sei solito collocarti nel viaggio del vivere.
La parola d’ordine, appunto “sopravvivere” porta in sè il senso di ogni cosa che ingloba e sottintende.
Vivere, quindi; di conseguenza nutrirsi, vestirsi e poi da qui in avanti si differenziano le varie quote.
Chi va in Ferrari, chi usa la bicicletta, chi le scarpe con le suole bucate trovate nel cassonetto.
Nella foresta virtuale, ambito di ricerca di ogni cosa e di comunicazione planetaria, i cacciatori sono tanti quante sono le prede e a volte, senza che nessuno debba necessariamente rendersene conto, i ruoli si scambiano.
Tutto pare rientri nelle regole facenti parte del “virtuale”, dove anche se si è abbastanza fuori dalla realtà…o meglio, si opera in un ambito parallelo alla realtà, in effetti è possibile ricevere e provocare danni uguali o anche maggiori a quelli in ambito reale.
Il cacciatore che opera nel terreno infido e seducente della foresta virtuale deve obbligatoriamente conoscerne tutti i segreti e può così farsi trovare dalla sua preda già nascosto nel rifugio di quest’ultima, ad attenderla.
In questo caso però non è necessario sferrare alcun colpo di grazia, questo era già stato inferto nel momento in cui il cacciatore aveva individuato la strada, o la chiave, o il codice necessari ad entrare nella tana che la preda riteneva, sino a quel momento, un rifugio sicuro.

MA FORSE ERA PROPRIO LI’ CHE LA PREDA ATTENDEVA IL CACCIATORE.

Marco Bertoloni

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