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Critica

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FABER TEMPUS
Per accostarci a quelli che sono i movimenti di pensiero di chi, come l’artista Walter Passarella si mette a nudo nel misurarsi con quelle che potremmo definire partizioni fisse di frangenti del nostro vivere, dobbiamo partire da alcune considerazioni. La più importante, è valida per ogni artista e per qualsiasi forma di arte, sia per chi la produce e la offre sia per chi poi si sofferma ad apprezzarla. Si tratta dell’umiltà. Sì, l’umiltà che porta sia gli uni che gli altri a predisporre nel giusto modo il proprio animo, pronto a recepire codici universali, presenti ovunque, e che porta gli altri a cogliere ciascuno il proprio messaggio, attraverso le emozioni che l’artista cattura e trasferisce nel proprio lavoro. L’umiltà per l’artista deve anche essere intesa come consapevolezza di poter fare, direi quasi di “dover” fare, e farlo nel modo suggerito dal proprio animo che, non a caso, è diverso per sensibilità di percepire, per capacità di elaborare, tradurre e trasferire emozioni.
Il compito è arduo, già in valore assoluto, già per se stesso.
La materia lo rende oltremodo tortuosamente affascinante.
Il tempo. Quale altro motivo e quanto mai potrebbe superare in vastità di stimoli, di suggerimenti, di sfide, di suggestioni questo argomento?
Assolutamente niente. Il tempo stimola e richiede attenzione e l’artista, che dispone di capacità tali da reggere il confronto, lo propone con immagini che pur nella loro propria staticità trasmettono un dinamismo inscindibile, in quanto proprio della natura di ciò che l’artista ci propone. Quel dinamismo che è la vera essenza del tempo. Ci sono opere che rendono onore alla grande umiltà e sensibilità dell’autore, proprio con quell’irrequietezza con la quale si pongono in un atteggiamento provocatorio, a volte estremamente provocatorio, tanto da risultare percepibili anche quando, una volta fissatane l’immagine nella mente, l’osservatore decida di volgere lo sguardo altrove. Sono opere che hanno avuto una dote in più dall’autore; hanno avuto la possibilità di portare avanti in totale autonomia il messaggio carpito e ad esse affidato. Mai ci si trova a domandarsi cosa voglia dire l’autore, bensì ci si sente come interrogati noi, osservatori, da parte di queste stesse opere; quasi esse siano state dotate della capacità di interagire a livello di comunicazione e non solo di trasmettere un semplice messaggio. Si ha quasi la sensazione che l’autore si sia poi messo in disparte, lasciando che sia l’opera stessa completarsi con questa capacità che egli ha trasfuso. Alcune opere in particolare rivelano una struttura di pensiero complessa e completa; si tratta di opere con le quali, a momenti, pare per nulla impossibile, e neppure strano, trovarcisi a dialogare. Probabilmente si tratta di un comunicare inconsapevole ed involontario tra ciò che l’artista ha carpito dall’universo e trasferito nei suoi lavori e ciò che di analogo vive dentro chiunque di noi si ponga ad osservare. Il tempo.
Esso è sempre, è ovunque e questa sua natura lega tutto a tutti in un viaggio che potrebbe non essere mai iniziato e che di conseguenza potrebbe mai finire. 

MARCO BERTOLONI – Scrittore
Inaugurazione della mostra “Faber Tempus” al Castello di Zavattarello (Pv)
24 luglio 2010

 

 PERCEZIONI DI TEMPORANEITA’
Tra realtà e postmoderno
dibattito storico artistico ed estetico riguardante il figurativo è un argomento degli ultimi 30 anni circa.
All’indomani della transavanguardia si comprese che il figurativo aveva un ruolo importante e venne ricoliocato all’interno dei movimenti artistici d’avanguardia. Per l’italia fu fondamentale, la cultura artistica italiana ha un linguaggio figurativo da 4000 anni e ritenere il figurativo appartenente ai movimenti di avanguardia significò ridefinire uno spazio artistico. E’ necessario aggiungere la definizione del figurativo d’avanguardia, e cioè di quel particolare punto di vista trasversale che taglia l’opera in maniera obliqua, ed è l’elemento fondamentale altrimenti non si comprende perchè si chiese e si chiede ancora oggi alle opere d’arte figurative di proporre un punto di vista diverso, insolito. Se consideriamo le sculture iper realiste di Cattelan o di Damien Hirst riusciamo a cogliere l’essenza che ha portato il post moderno ad essere il movimento d’avanguardia simbolo degli ultimi anni. Un’opera come quella di Cattelan dal titolo la IX ora esprime in maniera fragrante l’aspetto finora delineato, la figura rappresentata con un’ aderenza fortissima al dato reale, e l’assoluta contemporaneità nel punto di vista che ci attrae, ci stupisce e ci fa riflettere rispondendo ai postulati fondamentali della definizione di un’opera d’arte. Questa breve introduzione ci sembra fondamentale per parlare di Walter Passarella e della sua arte. Le opere esposte nelle mostre internazionali di Tokyo e Osaka nel luglio di quest’anno mostrano pieno le definizioni sopra descritte, e nello stesso momento aggiungono un tassello fondamentale all’interno del dibattito sul postmoderno. L’artista utilizza la tecnica del collage, di rotelliana memoria, la integra nell’opera d’arte insieme ad altri componenti pittorici figurativi e fotografici, non cerca di aumentare lo iato tra le parti che compongono l’opera anzi ne sottolinea le affinità elettive.
Walter Passarella è un alchemico demiurgo, utilizza gli elementi dell’arte contemporanea, li digerisce attraverso la cultura italiana e genera un’opera d’arte nuova, dandoci una prova di come si possa essere contemporanei attraverso le proprie radici.
Le opere dell’artista Passarella vanno guardate per diversi minuti, non si può essere astanti dinanzi alla sua opera, bisogna mirarle in profondità solo così si riesce a comprenderne la fragranza, l’equilibrio, l’uso del colore così armonico, le citazioni del passato e la ciclicità del ritmo.
Walter Passarella nelle sue opere d’arte compie degli scrigni ricchi di segreti, colmi di quel passato fondamentale nella storia sociale, di cui l’essere umano non può fare a meno anzi, risulta essere l’unico modo, in mano a lui, per comprendere il futuro. Le composizioni hanno un respiro ampio, ci mostrano personaggi, ambientazioni, atmosfere, sono un’enciclopedia della percezione visiva dell’artista e dello spazio tempo che lui occupa.
Il certosino lavoro eseguito su ogni opera rimandano ad un’arte della cesellatura, di antichissima memoria e la storia dell’ arte sa quanto è importante il saper fare; permette all’artista di accorciare lo iato (lo spazio) tra la formulazione dell’immagine e la costituzione dell’oggetto, elemento primigenio per la creazione di un’opera.
A Walter Passarella va il merito di averlo capito, di avere un obiettivo soprattutto di comporre opere d’arte che come un tassello vanno a riempire un puzzle raffigurante lo scenario artistico tra la realtà e il post moderno.

FRANCESCO ELISEI – Curatore indipendente del Padiglione “Natura e Sogni” alla 53a BIENNALE di VENEZIA
20 Settembre 2009

 

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